Certificazione Emas

Creare le condizioni per un minore spreco possibile di risorse e materie prime. Produrre meno scarti di lavorazione, riducendo così anche i costi di smaltimento. Prevenire il rischio di incidenti nel corso del processo produttivo, accedere a finanziamenti agevolati e soprattutto offrire ai potenziali clienti e alla comunità in cui si opera un’immagine credibile in termini di affidabilità e rispetto del territorio. Sono diversi i motivi che spingono oggi imprese di ogni settore a dotarsi di un efficiente sistema di gestione ambientale e raggiungere per questa via anche il premio di una certificazione che attesti il rispetto delle regole e la qualità del lavoro svolto dentro la singola azienda.

Il 2010 e il 2011 sono stati per ETIS anni di svolta sotto il profilo del riconoscimento degli sforzi compiuti dall’azienda sul fronte della sostenibilità ambientale. Un riconoscimento che ha preso forma nella registrazione ottenuta dallo stabilimento catanese all’interno dello speciale elenco di organizzazioni, autorità, istituzioni e imprese in grado di rispettare i parametri del regolamento comunitario “Emas” (Environmental Management and Audit Scheme).

Ma cos’è, in concreto, una certificazione Emas e cosa vuol dire fattivamente aderire alle indicazioni del regolamento che porta che questa sigla? Rientrare nel novero delle imprese e organizzazioni certificate Emas (una quarantina, in totale, in Sicilia, meno di un migliaio in tutto il territorio nazionale) significa non soltanto adottare volontariamente un comportamento virtuoso nei confronti di quelle norme create dal legislatore a tutela del territorio in cui si produce, del risparmio energetico e della sicurezza nell’ambiente di lavoro, ma anche tradurre in fatti la capacità di sviluppare iniziative e accorgimenti tali da superare le condizioni minime fissate dalla legge in questi campi e comunicarne a cadenze costanti i risultati ai soggetti esterni all’organizzazione aziendale.

Scendendo più nello specifico dei provvedimenti presi da ETIS e volti al miglioramento della sua gestione ambientale, occorre fare cenno ai nodi principali verso la cui soluzione si è mossa l’azienda già a partire dal 2009. Una prima questione affrontata da ETIS attiene alla vita all’interno dello stabilimento. Ai suoi ritmi e alle sue fasi più delicate. Si tratta di verificare l’esistenza di una corretta conduzione del processo di produzione e questa verifica non può sicuramente prescindere, in Etis 2000 così come in altri siti industriali con caratteristiche simili, da frequenti valutazioni di controllo sulle varie fasi di lavoro (audit) e da un costante aggiornamento formativo e informativo degli addetti.

Ma mantenere un alto livello di attenzione verso le questioni ambientali significa anche e soprattutto dare importanza al tema della corretta gestione dei rifiuti prodotti da una stabilimento tipografico. Su questo fronte, il centro stampa catanese si è, innanzitutto, dotato sin dal suo avvio, degli strumenti necessari alla classificazione, stoccaggio in aree specifiche, conferimento e smaltimento dei rifiuti speciali. Su un altro versante, i responsabili del processo e le maestranze impegnate all’interno di ETIS si sono obbligati attraverso una espressa dichiarazione ambientale a non tralasciare le esigenze di una puntuale differenziazione dei rifiuti urbani e ordinari generati dalla catena di produzione.

Altro aspetto di importante valenza ambientale è quello riguardante la prevenzione di potenziali forme di inquinamento create dal sito industriale. Un pericolo che dentro ETIS può dirsi azzerato, grazie alle continue analisi sul corretto funzionamento dell’impianto di depurazione delle acque e a un periodico controllo sui sistemi di ventilazione e condizionamento all’interno e sulle emissioni di gas all’esterno del sito industriale. Non meno importanti gli accorgimenti adottati dal centro tipografico rispetto al contenimento dei consumi di risorse e materie prime utilizzate. Contenimento che deve partire, secondo logica, dal costante monitoraggio dei consumi di energia elettrica necessaria all’utilizzo delle apparecchiature, all’illuminazione dei locali e al sistema di condizionamento.

Gli impegni assunti da ETIS mediante la dichiarazione ambientale sottoscritta nel 2010 prevedono, poi, anche l’uso di materie prime per la manutenzione e per la pulizia degli impianti che non risultino pericolosi per l’ambiente o per la salute dei lavoratori. Rispetto a questo tema una delle risposte date dall’azienda siciliana è rappresentato oggi dal crescente utilizzo di prodotti a basso contenuto di solvente.

Il regolamento Emas contempla, infine, alla lettera la necessità di una <<costante implementazione di tutte le misure di gestione delle emergenze>>. Nel caso di un centro di produzione tipografica come ETIS il pericolo di emergenze può riguardare fondamentalmente l’esplosione di incendi all’interno dei locali o lo sversamento di prodotti potenzialmente dannosi per la salute umana e per l’ambiente. La soluzione abbracciata dall’azienda rispetto a queste eventualità è stata quella di accrescere la frequenza dei controlli sui presidi antincendi e la tempestività delle comunicazione e degli interventi nelle ipotesi di sversamenti.

A verificare l’avvenuto adempimento di tutti i presupposti essenziali al rilascio della certificazione Emas, che ha valenza all’interno dell’Unione europea e dei paesi facenti parte del suo spazio economico (Norvegia, Islanda e Liechtenstein), è un verificatore, accreditato presso la Commissione europea e autorizzato da una istituzione pubblica (normalmente il Ministero competente in materia). La registrazione deve poi essere preceduta da una serie di passaggi preliminari, tra i quali una dichiarazione ambientale in cui viene descritta l’attività dell’organizzazione e la sua incidenza sull’ambiente e che individua i risultati già raggiunti e quelli che l’impresa si prefigge di raggiungere per il futuro. La dichiarazione ambientale ETIS compare sul sito dell’azienda già dall’aprile del 2010. Ma la certificazione ambientale rimane, per il centro stampa catanese come per qualunque altra organizzazione industriale o non industriale, soltanto un punto di partenza, nella strada che conduce ad una efficace riduzione del “peso” delle attività umane sul territorio. L’avvio di un lungo percorso che porti ad un concreto cambiamento della cultura imprenditoriale e collettiva verso l’ambiente considerato come una risorsa da gestire in accordo con la popolazione. A Kyoto come in Sicilia.

 

 

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