Quotidiani storici

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La seconda metà degli anni Cinquanta segnava per Catania, come per molte città grandi e piccole dell’Italia della “ricostruzione” postbellica, forse la fase culminante di un periodo di grande fluidità imprenditoriale e di rifioritura degli spazi e degli interessi culturali appena ritrovati dagli strati economicamente medio-alti della popolazione. 

Neppure un decennio prima, quando il capoluogo etneo iniziava a scrollarsi di dosso le macerie e la polvere della guerra ma non aveva ancora fatto i conti con le difficoltà della ricostruzione, il capo dell’ufficio tecnico del Comune, Santo Buscema, citato in “Un giornale, un' isola” di Di Fazio e Farkas, descriveva in questo modo i problemi da risolvere: <<Catania non ha fognature, non ha un acquedotto degno di tale nome e dispone di una dotazione idrica tra le più basse, appena 60 litri a persona. Non ha mercati, non ha scuole che per circa un terzo della popolazione scolastica, non ha una rete stradale sufficientemente transitabile>>. E ancora: <<Non ha un impianto elettrico centralizzato, non ha un servizio di trasporti pubblici decoroso e adeguato alle aumentate esigenze del traffico>>. 

In un simile clima economico e sociale risultava difficile pensare ad iniziative culturali di qualsiasi genere. Tanto meno l’avvio di una nuova avventura editoriale.  Proprio in un contesto così disagiato, ma paradossalmente carico di nuove opportunità, la città, il 15 marzo 1945, vedeva la nascita di un nuovo quotidiano, La Sicilia, destinato a diventare e rimanere l’esperienza editoriale più solida e longeva non solo del capoluogo etneo, ma della Sicilia orientale nel suo complesso. 

Tutto questo avveniva nel periodo storico in cui i maggiori quotidiani italiani, nazionali e regionali, consolidavano il loro prestigio e la loro affidabilità editoriale presso fasce crescenti della popolazione, oppure, come nel caso di molti quotidiani siciliani, diventavano dei “veri” giornali, così come li intendiamo oggi, rispetto ai “fogli” a due o quattro pagine che avevano contraddistinto le edizioni dei primi anni. Ma quali erano state fino ad allora le esperienze editoriali di questo genere che il capoluogo etneo poteva vantare?

Un salto all’indietro alla ricerca dei primi vagiti della stampa catanese può risultare un’operazione dai contorni indefinibili e quasi immaginifici. Non si tratta soltanto di profonde lacune e collezioni mancanti. La difficoltà è aggravata dalla quasi totale assenza di continuità delle testate oggetto della ricerca. I giornali catanesi nascevano a volte quotidiani ma divenivano presto settimanali, oppure, al contrario, nascevano settimanali e, dopo un illusorio successo iniziale, assumevano la forma di quotidiani, salvo sparire dopo pochi mesi. Dal “Saggio di bibliografia catanese” di Orazio Viola, storico direttore della Biblioteca civica, si può desumere che la stampa etnea, dagli inizi al 1902, avrebbe visto comparire ben 270 testate. Ma risulta praticamente impossibile trovare dati sicuri relativi all’esistenza o all’identificazione di queste leggendarie pubblicazioni. 

La prima testata La Sicilia

Bisogna, innanzitutto, ricordare come il quotidiano di viale Odorico da Pordenone abbia preso l’attuale, storico nome rifacendosi a quello di una precedente testata catanese fondata al principio del ‘900. Il “quotidiano liberale” La Sicilia, il cui primo numero uscì il 20 dicembre 1901, fu finanziato originariamente dal Principe Manganelli che si propose di combattere attraverso il giornale l’attività propagandistica dei socialdemocratici e di Giuseppe De Felice in modo particolare. 

Il giornale recò per diversi anni la sottotestata “Corriere delle Isole e del Mezzogiorno” ed ebbe per sede uno stabile di via Mancini, a Catania. Direttori del quotidiano furono, in ordine di tempo, l’avvocato Giuseppe Simili che era solito firmarsi con lo pseudonimo di “conte di Stein”, Jacopo Del Forno, Luigi Tagliaferri, Carlo Carnazza e Paolo Arrabito. Il primo La Sicilia cessò le pubblicazioni il 1 luglio del 1923, prima di rinascere, nel 1945, grazie al sostegno e alla perseveranza di Domenico Sanfilippo.

 
VIDEO/STORIA DELLA STAMPA: prima parte  |  seconda parte
 
Il Corriere di Sicilia 

Con un certa sicurezza si può, poi, affermare che il 27 ottobre 1879 vide la luce Il Corriere di Catania, quotidiano democratico nato inizialmente come organo della Camera di commercio, industria ed arti e assorbito nei primi anni del ‘900 dal Partito Popolare di Giuseppe De Felice. Nel 1919, con la riforma elettorale che estese il collegio di Catania alle altre province orientali dell’isola, il giornale, che doveva così ampliare la sua zona di influenza propagandistica, assunse il nome di Corriere di Sicilia , acquisendo un orientamento socialdemocratico. 

Con l’avvento del Fascismo, la proprietà del giornale passò nelle mani delle gerarchie locali del regime, ritornando nel marzo del 1927 e per breve tempo alla vecchia denominazione di Corriere di Catania. Ma la vecchia testata sparì una seconda volta nel 1931, in seguito alla fusione dell’ex organo della democrazia con il quotidiano di orientamento giolittiano Giornale dell’Isola, facente capo ai fratelli Gabriello e Carlo Carnazza. Una fusione da cui scaturì la nascita del Popolo di Sicilia, organo del regime che continuò ad essere diffuso fino all’occupazione della sede, nel 1943, da parte degli alleati. La testata Corriere di Sicilia risorse soltanto nell’agosto del 1943, con il sostegno delle nuove autorità militari e sotto la direzione di Giuseppe Longhitano, medico legale di Bronte e giornalista antifascista, e di Carlo Ardizzoni, a quel tempo sindaco di Catania.

Nell’ottobre del 1950 il giornale, che nel frattempo aveva perso l’appoggio alleato, venne messo all’asta e venduto ad un gruppo di imprenditori locali guidati dal deputato democristiano Fortunato Calcagno. Così, mentre Longhitano e buona parte della redazione tornarono  al “rinato” Corriere di Catania, la nuova proprietà fece in poco tempo entrare il giornale nell’area di influenza democristiana e all’interno del gruppo Cei (Centro editoriale italiano). 

Nel corso di questa fase, per circa un anno, il quotidiano potè contare anche sulla prestigiosa conduzione di Riccardo Forte, precedentemente  direttore del Gazzettino di Venezia e in seguito guida anche di Gazzetta del Popolo di Torino e Gazzetta del Mezzogiorno di Bari. Anni convulsi del giornalismo siciliano durante i quali a Catania si era arrivati a stampare ben cinque quotidiani: La Sicilia, il Corriere di Sicilia, il Corriere di Catania, il Giornale dell’Isola e Ultimissime. 

Tra la fine del 1953 e l’inizio del 1954, il Corriere di Sicilia passò ancora una volta di mano, venendo acquisito dalla SAET (società anonima editrice poligrafica) di Umberto Guadagno, allora proprietario del Corriere dello Sport. Ma si trattò di una ulteriore fase transitoria, anteriore ad un primo fallimento del giornale avvenuto nel 1954. Nello stesso anno, mentre ad aggiudicarsi l’utilizzo dello stabilimento tipografico di via S. Maria del Rosario fu l’avvocato Domenico Sanfilippo, Giuseppe Longhitano comprò la testata e tornò temporaneamente a tenere in pugno le redini del giornale fino al 18 novembre del 1967, quando uno sciopero dei poligrafici per il mancato pagamento degli stipendi decretò la chiusura della parabola del quotidiano.

Il Giornale dell’Isola

Chiamato nella sua ultima reincarnazione, quella sostenuta tra il 1954 e il 1955 da Girolamo Damigella, anche semplicemente l’Isola, il giornale nacque già sul finire dell’800 dalle ceneri di un altro quotidiano dal titolo La Sera che ebbe per direttore Gaetano Politini. Ma si trattò in realtà di una falsa partenza. Il giornale durò appena un mese. 

La vera storia della testata prese avvio soltanto il 13 marzo del 1915 e vide come protagonisti Giuseppe Simili e Carlo Carnazza, condirettori del giornale per appena una anno, prima che Carnazza ne assumesse la guida da solo fino al giugno 1928. Il quotidiano, che da sempre aveva mantenuto un atteggiamento conservatore e antidefeliciano, venne diretto tra il 1928 e la fine del 1930 da Gioacchino Di Stefano. Poi la fusione, voluta dal regime, con il Corriere di Sicilia per dar luogo, dal 1931, al Popolo di Sicilia. A guerra finita, Il Giornale dell’Isola rinacque prima come settimanale diretto da Gaetano Tedeschi, poi, di nuovo come quotidiano, nell’aprile del 1946 con indirizzo monarchico e per conto della Società editrice siciliana. 

Direttori e responsabile editoriali si avvicendarono continuamente alla testa del giornale, con una breve parentesi firmata, nel 1948, anche da Alfredo Signoretti che sarebbe entrato in seguito tra le storiche guide del Roma di Napoli. Gli stessi monarchici staccarono definitivamente la spina al giornale il 30 aprile del 1955.

Ultimissime

La parabola di questo quotidiano della sera, politicamente di destra, si estese per soli tre anni: dal gennaio 1953, anno in cui il giornale, guidato dall’ultimo direttore del Giornale dell’Isola Girolamo Damigella, iniziò le sue pubblicazioni dallo Stabilimento tipografico etneo di via Etnea 8, fino all’ultima edizione del 31 dicembre 1955. In questo breve arco di vita il quotidiano ebbe alla guida anche Chino Alessi, figlio di quel Rino Alessi che per lunghi anni aveva diretto Il Piccolo di Trieste.

Espresso Sera

L’esperienza di questo quotidiano del pomeriggio ebbe inizio il 5 aprile del 1956, sulla scia del defunto Ultimissime. Edito dalla SEE e anch’esso stampato nello stabilimento di via S. Maria del Rosario, fu diretto prima da Girolamo Damigella, poi da Giuseppe Simili. Sul finire degli anni Sessanta il giornale cambiò proprietà, divenendo testata consorella de La Sicilia all’interno del medesimo gruppo editoriale. L’ultimo numero dell’Espresso Sera vide la luce nel luglio del 1993.

Il Giornale del Sud

Creatura di Pippo Fava e Alfio Spadaro che ne avevano assunto rispettivamente direzione e vicedirezione, il giornale restò in edicola per appena un paio d’anni, dal giugno 1980 allo stesso mese del 1982. Tra i protagonisti del quotidiano figurarono altre vecchie conoscenze del giornalismo catanese come Filippo Galatà, ex caposervizio del Corriere di Sicilia, che al Giornale del Sud svolse l’incarico di caporedattore, e Santino Bonaccorsi.